Contenuto a cura del Ceto
Dal 28 al 31 maggio, la Festa di Santa Croce – Sagra del Tataratà tornerà a riempire le strade di Casteltermini di fede, folklore, tradizione e senso di appartenenza. Tra le novità più sentite di questa edizione c’è il ritorno del Ceto dei Vurdunara, che rinasce dopo ben 26 anni dall’ultima uscita del palio.
Abbiamo intervistato in esclusiva il neo presidente del Ceto Vurdunara Giuseppe Mangiapane, che ci ha raccontato emozioni, responsabilità e visioni per questo nuovo inizio.
Dopo tanti anni di silenzio, il Ceto Vurdunara torna a vivere. Cosa hai provato in questo momento e che visione hai per questo nuovo inizio?

«Riportare in vita il Ceto Vurdunara è un progetto pensato e desiderato da tanti anni. Oggi finalmente ci siamo, ed è un’emozione difficile da spiegare. Dopo 26 anni dall’ultima uscita del palio, proviamo grande orgoglio ma anche un forte senso di responsabilità nel ridare voce a una tradizione che rischiava di essere dimenticata e che invece appartiene profondamente alla nostra storia. Questo, per noi, rappresenta soltanto un nuovo punto di partenza.»
Sei stato nominato presidente del ceto: cosa significa per te assumere questo ruolo?
«Essere nominato presidente è per me un grande onore. Raccolgo l’eredità di persone che hanno contribuito a rendere grande la nostra amata festa. Ma i complimenti vanno soprattutto a tutti i ragazzi del comitato, che ogni giorno lavorano con impegno e passione, ognuno nel proprio ruolo, per organizzare qualcosa di speciale. Vogliamo offrire uno spettacolo che coinvolga tutti: chi vive la festa dall’interno e chi la guarda da spettatore e amante delle nostre tradizioni.»

Quanto pesa, in senso positivo, per te e per la tua famiglia essere protagonisti di questa edizione della Festa di Santa Croce?
«Per me e per la mia famiglia è motivo di immenso orgoglio. Vivere la Festa di Santa Croce da protagonisti significa portare avanti valori, sacrifici e tradizioni che sentiamo profondamente nostri. È qualcosa che ci emoziona tanto, ma che allo stesso tempo ci fa sentire una grande responsabilità.»
Il nome Mangiapane torna con forza in questo percorso: che valore ha per voi custodire e portare avanti questa tradizione?
«Da alcuni anni viviamo sempre più intensamente la festa. Siamo stati dalla parte degli ufficiali e oggi siamo dalla parte di chi la festa la organizza. Per la nostra famiglia, il nome Mangiapane rappresenta appartenenza, tradizione e amore verso la Santa Croce. Ma significa anche dare un contributo concreto alla comunità e alla crescita della festa, attraverso impegno, sacrifici e investimenti fatti per il bene di tutti.»
La festa è fatta di immagini, emozioni e identità: cosa significa davvero essere un vurdunaru?
«Essere un vurdunaru significa vivere la festa con il cuore e con quella sana foga folkloristica che rende tutto unico. I colori, i suoni delle campane, i vestiti tradizionali: ogni dettaglio porta con sé emozione e appartenenza. Ognuno di noi mette passione in quello che fa, ed è proprio questo che vogliamo trasmettere alla gente: gioia, entusiasmo e allegria.»

Ai giovani di Casteltermini: cosa ti senti di dire per coinvolgerli sempre di più?
«Ai giovani direi di avvicinarsi senza paura dell’impegno. Partecipare significa creare legami, custodire le tradizioni e sentirsi parte attiva del proprio paese. Il futuro dei ceti dipende soprattutto da loro e dalla voglia di continuare a tramandare ciò che abbiamo ricevuto.»
Se dovessi racchiudere lo spirito del Ceto Vurdunara 2026 in una sola parola, quale sceglieresti?
«La parola che sceglierei è “rinascita”. Perché il Ceto Vurdunara torna a vivere con entusiasmo, nuove energie e la volontà di costruire qualcosa che possa durare nel tempo, arricchendo sempre di più la Festa di Santa Croce.»
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