George Wallington per la ‘Giornata del Jazz’

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La storia è simile a tantissime altre, che hanno come protagonisti emigrati ritornati nella terra di origine dopo moltissimi anni. Nato nel cuore della vecchia Palermo il 27 ottobre del 1924, l’anno successivo Giacinto Figlia emigra con la famiglia verso gli Stati Uniti. Non farà più ritorno nella città natale fino al 1987, in tempo prima che abbandonasse questa terra il 15 febbraio 1993 e dopo aver lasciato un segno nella storia del jazz con il nome d’arte di George Wallington. Era appunto l’aprile del 1987 quando il pianista siculo-americano fece ritorno in città, acclamato dal gotha del jazz palermitano e accolto con tutti gli onori dall’highlander delle amministrazioni comunali Leoluca Orlando. Un ritorno certamente dal sapore particolare poiché Wallington, che si era ritirato da almeno trent’anni preferendo dedicarsi alla proprio ditta di condizionatori, aveva di fatto abbandonato il giro del jazz; un giro che lo aveva visto tra i protagonisti nel momento clou del passaggio tra il vecchio swing degli anni ’30 e la nuova frontiera del be bop degli anni ’40.

 george_wallington_showcaseFiglio di un cantante lirico dilettante, e dunque con la musica che era di casa, nel 1943 si ritrova con Don Byas al sassofono, Dizzy Gillespie alla tromba, Max Roach alla batteria e Oscar Pattiford al contrabbasso in quello che formalmente viene considerato come il primo gruppo della storia del be bop. Un sottogenere, quello del be bop, a cui Wallington resterà sostanzialmente legato per tutta la carriera che andrà a scemare alla fine degli anni ’50. Poco più di quindici anni che lo hanno visto inserirsi, al pari di Dodo Marmarosa e Al Haig, nella tradizione dei pianisti bianchi del be bop, capeggiare da leader formazioni superbe come il quintetto con Jackie McLean al sassofono, Donald Byrd alla tromba, Paul Chambers al contrabbasso ed Art Taylor alla batteria, oltre che affermarsi anche come brillante compositore firmando due classici come “Lemon Drop” e “Godchild”, quest’ultimo ripreso da Miles Davis nel suo “Birth of the Cool”.

 MI0001834779Non ci è dato sapere come siano andati gli affari con i condizionatori, ma per il mondo del jazz, aver perso uno come George Wallington così presto è stato un pessimo affare. Anche se, dopo essere partito come Giacinto, aver contribuito a scrivere un pezzo di storia del jazz come George, essersi eclissato ed essere ritornato in città quando ormai anche la vita volgeva al termine, è una di quelle storie esaltanti che possono regalare le parabole dei siciliani d’America che stavano lì in mezzo. Questo piccolo ritratto vuole essere un tributo a queste storie nel giorno in cui l’Unesco celebra l’”International Jazz Day”.

 

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