Casteltermini – Il piccolo Emanuele Acquisto scrive al ministro Bianchi

Qualche giorno fa la maestra Marilena Calderone ha pubblicato sul suo profilo Facebook la lettera che un suo alunno ha scritto al ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi. Per chi avesse problemi a vedere la foto ne riporto il testo qui di seguito:

«Casteltermini 22/02/2021

Egregio Ministro Bianchi,

le elementari hanno il diritto di godersi le vacanze estive, Lei dovrebbe fare al contrario, perché i bambini delle elementari hanno sempre fatto scuola di presenza, mentre le medie e le superiori hanno fatto didattica a distanza quindi tramite computer si potrebbero essere persi qualcosa. Perciò non hanno potuto assimilare delle cose importanti. Spero che Lei faccia la scelta giusta.

Distinti saluti

Emanuele Acquisto»

L’alunno in questione è per l’appunto Emanuele Acquisto e, stando a ciò che ha scritto, rispecchia in toto tutta la sensibilità e la consapevolezza che la maestra Marilena ha saputo infondere alla sua classe in un periodo difficilissimo da affrontare qual è quello della pandemia in corso. Sì, continuo a chiamare Marilena maestra e non col freddo e distaccato titolo di insegnante di scuola primaria, perché Marilena, lo si deduce dall’atto compiuto da Emanuele, è una maestra, ossia una vice-mamma. Ai miei tempi erano queste le maestre, quelle che più che le discipline scolastiche ti insegnavano come affrontare la vita. Parlo al passato perché non ho modo di appurare quali siano oggi i metodi utilizzati dagli insegnanti, ma ritengo verosimile che la maestra Marilena sia un po’ una maestra vecchio stampo, di quelle che il tuo cuore ricorderà per sempre.

E di Emanuele? Cosa dire di un bambino così “adulto”, così perspicace, così intraprendente? Chi ha avuto la possibilità di leggere la lettera che poi Emanuele, assieme a mamma Alessandra Cacciatore, ha inviato al ministro, non può non essere rimasto stupefatto da tanto interesse, da tanto acume, da tanta bellezza d’animo. Perché Emanuele è bello dentro e bello fuori! I più piccoli, ma anche gli adolescenti, in quest’ultimo anno, hanno vissuto tra le mura domestiche in un clima difficile, tra incertezze quotidiane e preoccupazioni di mamma e papà per il virus e per il lavoro: bambini cresciuti senza altri bambini.

La generazione che sta vivendo il Covid è stata privata delle feste di compleanno, degli incontri di gioco e, in qualche caso di età prescolare, perfino dell’asilo, per i timori di contagio (come dargli torto?) provati dai genitori. I continui lockdown, con le scuole chiuse e i bambini che rimangono in casa, hanno rappresentato dei periodi di sacrificio che hanno comportato numerosi problemi per le famiglie: è stato complicato spiegare ai bambini perché non potessero più uscire, andare a scuola o al parco, incontrare i loro amici o anche solo giocare sul marciapiede davanti casa.

Anche per noi adulti non è stato così semplice ed immediato capire perché da un giorno all’altro ci si è ritrovati costretti a stare in casa. Ma ai bambini sono venuti a mancare esperienze e stimoli sociali fondamentali: svegliarsi la mattina, prepararsi per andare all’asilo o a scuola, essere accompagnati dai genitori, incontrare gli insegnanti e i coetanei. L’identità e la socialità, specialmente nei bambini, sono processi indissolubilmente legati ai ritmi, alle abitudini, ai riti della vita quotidiana e ai suoi ambienti, per cui, venendo meno questi elementi, i rischi maggiori per loro, ma alla fine anche per tutti noi, sono il disorientamento e l’insicurezza.

La quotidianità, infatti, è una condizione particolarmente rassicurante i bambini, è ciò che li conferma nella loro identità e nel fatto di vivere in un ambiente che per loro è prevedibile. Queste mancanze, insieme all’assenza di altri stimoli importanti (il confronto con altri bambini, i giochi di gruppo, le attività scolastiche), li hanno privati del vivere sociale, della comunicazione, del rapportarsi con i coetanei e col mondo esterno.

Quando tutto questo passerà dovremo spiegare ai bambini quant’è bella la vita, cos’è l’amicizia, come dialogare, come continuare a vivere.

Emanuele è sulla buona strada… che sia di esempio e soprattutto di aiuto e supporto per i suoi compagni, naturalmente sotto la supervisione della maestra Marilena. Buona vita a te, gioia!

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