Violenza di genere: il paradosso del linguaggio.

di Valeria Bonaccolta

25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Son ormai passati pochi giorni, eppure in televisione pare calato il silenzio, per strada sembra che questo ricordo sia sparito nel vuoto più disumano. “Il 25 novembre è stato giorni fa, che bisogno c’è di parlarne ancora?”

Eppure è nel silenzio che si fa strada la violenza, la crudeltà, ciò che c’è di più amaro e crudele nell’uomo.

L’uomo in quanto uomo, nella società in cui viviamo, nasce complice purtroppo di un sistema designato in una scala fatta di molteplici gradini. Pur quanto questo possa suscitare scalpore, è un dato di fatto: l’uomo in quanto uomo, nella nostra società vive dei privilegi la quale non tutti siamo destinati a riceverne. Il gender gap (divario tra generi) riguardo le retribuzioni in Italia è del -11,5% rispetto le donne, ma questo è un piccolo esempio che riporta quanta strada ci sia da fare nella lotta per la parità di genere.

Noi donne, se non ultime, siamo pertanto poste agli estremi più bassi di questa grandissima scala sociale, ancorate al peso di stereotipi, violenze e pregiudizi che ormai facciamo fatica a contrastare.

Il paradosso è semplice: noi donne siamo vittime e schiave di un sistema costruito dall’uomo, un sistema patriarcale dove l’uomo è il vertice, detiene il potere e costituisce la “norma” : automaticamente tutto ciò che è diverso dalla norma è di conseguenza diverso, dunque inferiore.

Ma la donna perché è davvero ritenuta inferiore?

Pur quanto sia spesso smentito, la nostra società è lo specchio di una macabra mentalità sessista e retrograda. Oltre all’esempio poc’anzi fatto, il semplice linguaggio ci illustra come la differenza di genere esiste ed è un dato tangibile.

L’espressione “una buona donna” (che intende indicare una donna che si prostituisce)  ha un’accezione negativa rispetto a “buon uomo” (semplice, onesto). Così come “prostituta” ha un valore dispregiativo rispetto a “gigolò”: la figura della donna viene declassata, mentre quella dell’uomo viene ovattata in senso lato, ciò che è macabro è attenuato attraverso dei prestiti linguistici (la parola gigolò infatti è un prestito del francese), poiché dire qualcosa in un’altra lingua nasconde e ricama i difetti, quasi come se l’obiettivo primario fosse preservare la dignità dell’uomo.

I nostri idiomi dunque, riflesso fondamentale della società, ci mostrano i lati oscuri e perversi della supremazia maschilista.

Come uscire fuori da questo orribile paradosso?

Oltre a rivalutare la potente arma che è il nostro linguaggio, la via di scampo non è una soluzione semplice. Siamo ancora lontani anni luce da una mentalità di pari diritti e dignità, dunque se un’idea ostenta ancora a perseverare nella nostra società, è facile allora constatare che il movimento sarà lento e brusco, ma se le idee cambiano e il motore delle idee son le parole, allora il meccanismo smetterebbe di incepparsi.

Di certo le parole, le idee, sono una piccola percentuale di una viscerale violenza che la donna subisce quotidianamente: gli sguardi di troppo, gli assalti nei luoghi pubblici, le violenze domestiche, gli stupri.

Prendere coscienza del fatto che la nostra società ci ha plasmati ed indottrinati, seppur inconsciamente, a questa scabrosa concezione è un passo avanti; ma saranno anche passi avanti quando penseremo finalmente che ciò che è “donna” non è tanto meno diverso (o possiede meno valore) da ciò che è “uomo”:  una “notaia” di certo non viene meno nel suo dovere rispetto ad un “notaio” perché in sé ha il concetto di “notaio donna”. Più importante però è che la parola “femminicidio” ha di per sé ha un’aggravante imponente rispetto ad un semplice “omicidio”: la donna viene uccisa in quanto donna, nel suo essere donna, minoranza di un sistema in cui non solo non è mai stata protagonista, ma è colpevolizzata per essere tale. Rimane semplicemente vittima di un abuso che lede la sua dignità e del genere femminile intero, che cerca lentamente di risalire nella lunga scalata in cui viene giornalmente sconfitta.

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