Sexting: le vittime, i bulli e gli insensibili

L’argomento è ancora discusso ma, a naso, ci sembra di capire che la diffusione, la conservazione e qualsiasi altro uso di immagini sessualmente esplicite fatte veicolare contro la volontà del soggetto ritratto, cosa ancor più grave se trattasi di un minorenne, sono reati penali e come tali saranno giudicati in un eventuale processo. Si può addirittura configurare il reato di violenza sessuale! Clamoroso il caso di Torino nel quale “un video hard inviato al ragazzo che stava frequentando, lui l’ha pubblicato sulla chat del calcetto e, in un tam tam di condivisioni, è diventato un incubo per una maestra d’asilo e le è costato il posto di lavoro”.

Cominciamo quindi a chiarire un po’ di cose: chi viene messo alla gogna, chi viene esposto contro la propria volontà è una vittima, è “la vittima”, non ci vuole molto a capirlo. Non esiste “se l’è cercata!”. Io invio un video o una immagine a una persona della quale mi fido e cosa succede? Succede che la prima violenza sta nel tradimento della fiducia, che poi viene compiuto il reato – perché inviare una foto non autorizza nessuno a diffonderla – succede che ci troviamo di fronte a un atto di violenza, a un abuso. Le cose si aggravano notevolmente poi se la vittima è minorenne, poiché la norma prevede infatti due distinte ipotesi, punite con la medesima pena, ovvero con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 5 mila a Euro 15 mila.

Con la prima viene punito chi, senza il consenso delle persone ritratte, si permette di inviare il materiale, di consegnarlo, di cederlo, lo pubblicarlo o di diffonderlo. La seconda ipotesi colpisce invece il comportamento di chi, avendo in ogni caso ricevuto o acquisito tali immagini o video, a sua volta le invii, le consegni, le ceda, le pubblichi o le diffonda ad altre persone: si tratta quindi di un soggetto che, pur non essendo la fonte primaria della diffusione illecita, agisce diffondendo ulteriormente il materiale illecito (e quindi un distributore di “seconda battuta”). Forse ora è più chiaro che conservare e distribuire video e immagini esplicite di soggetti minorenni – e non – è reato! Anche in seconda battuta… e, credeteci, con i mezzi che ha in mano la Polizia Postale ci vuole poco a stilare un elenco di tali soggetti. Questi ultimi probabilmente ancora non hanno interiorizzato appieno la gravità del loro comportamento, niente di goliardico e di boccaccesco, solo violenza e diffamazione.

Per il primo distributore esiste però un’altra possibilità: se ha capito di aver sbagliato, può risarcire e seguire un percorso di messa alla prova.

Riguardo a questo tipo di situazione si consiglia sempre il motto inglese in my shoes, traducibile con “mettiti nei miei panni”. Sei un macho e non riesci a metterti nei panni della vittima? Prova a immaginare se in una situazione del genere, ormai diffusissima, più di quanto l’immaginazione consenta, incappasse tua figlia, tua sorella, tua madre… impossibile? Impossibile è la prima parola che tutti i padri, i fratelli, i figli di vittime di sexting hanno pronunciato quando hanno saputo che cosa stava accadendo.

Un consiglio? Cancellate dalle vostre memorie qualsiasi cosa possa offendere un’altra persona, siano essi video, foto o chat. Liberatevi da questo peso, liberatevi da un reato grave, liberatevi dalla possibilità di pesanti sanzioni, di finire in quell’elenco e in un processo… infine l’ultimo pensiero va ai cattolici cristiani: non entrate in chiesa se avete in tasca un telefonino con simili cattiverie, se siete intercettati dalla Polizia Postale, con mezzi terreni, figuriamoci il vostro Dio cosa può fare…

Buon Natale

Fonti:

www.agendadigitale.eu

rep.repubblica.it

www.leggioggi.it

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