RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Si, oggi per il mondo e l’umanità la pace è un’emergenza e lo è, soprattutto, di tipo educativo.
Negli ultimi anni, almeno da dieci anni a questa parte, ci siamo “educati” ad un riarmo continuo e costante. Le spese militari a livello mondiale sono aumentate drasticamente; basti pensare che nel solo anno 2024 hanno raggiunto la cifra di 3.000 miliardi circa di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Inoltre, così come ci ha ricordato recentemente Papa Leone XIV nel suo primo messaggio per la 59° giornata mondiale della pace (01/01/2026), “oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
Abbiamo quindi bisogno di cambiare, di intraprendere un cammino di sana e reale conversione, poiché non possiamo più accettare, anche passivamente, principi o teoremi che proclamino e difendano la cosiddetta “guerra giusta”; non possiamo più accettare proposte e scelte che mirano a promuovere, e purtroppo promuovono ostinatamente, un progressivo “riarmo”, che non è soltanto fisico, quello delle armi e degli armamenti, ma è anche verbale, culturale, ideologico e comportamentale.
Tutto questo, però, da dove deriva?
L’umanità, lentamente e silenziosamente, si è “diseducata alla pace”.
Come mai? Quali sono i motivi, le cause di tutto ciò?
Come aveva già avuto modo di denunciare Papa Francesco, appena eletto pontefice, il mondo vive nella “globalizzazione dell’indifferenza”. Sempre più, infatti, ci siamo abituati e adagiati all’indifferenza totale, alla violenza verbale e comportamentale, all’individualismo dilagante, a ideologie fondamentaliste e a fondamentalismi religiosi. Sempre più ci siamo dimenticati di Dio e dei luoghi e delle persone che Dio abita. Il riarmo fisico, verbale e comportamentale è una logica conseguenza.
Cosa fare allora?
La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nella sua recente nota pastorale dal titolo “Educare a una pace disarmata e disarmante”, offre un chiaro e autentico consiglio: dobbiamo “rieducarci alla pace”.
Come e a quali condizioni?
Innanzi tutto, abbiamo la forte ed essenziale necessità di fare memoria della nostra identità / dignità, quella di essere “Figli di Dio” e, in quanto tali, essere “Operatori di Pace”. Il Vangelo di Matteo, con le parole di Gesù, ci esorta e ci ricorda: beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. Per essere felici, autenticamente cristiani, dobbiamo operare la pace a 360°. Dobbiamo avere la consapevolezza e la fede di sapere che Cristo è la nostra Pace, che si prende cura di noi stessi e di tutte le nostre relazioni. Di conseguenza, dobbiamo promuovere e difendere la vita, ma dobbiamo anche promuovere e difendere i luoghi di incontro, di ascolto, di dialogo, di perdono, come le famiglie, le scuole, le chiese, tutte le nostre comunità, affinché tutte siano “case di pace”. Dobbiamo anche avere il coraggio di delegittimare ogni forma di odio e di violenza, l’idea stessa e la costruzione del nemico, spesso coincidente nell’altro, nel diverso; dobbiamo avere la forza di delegittimare la guerra, ogni guerra, sapendo che è soltanto distruzione e inferno.
La Pace sia con Te: ce lo ricorda il Vangelo, ogni giorno ce lo ricorda Dio, è il primo dono di Cristo risorto all’umanità.
Non scordiamocelo e facciamo in modo che la nostra educazione, la nostra formazione, il nostro impegno e vissuto personale e comunitario non perdano mai di vista questa piena e consolante certezza.
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