MALEDETTE MALELINGUE!

È risputo ormai da tempo, il passatempo preferito dei piccoli paesini è il pettegolezzo, la chiaita. E fin qui tutto bene. Oddio, non bene nel senso che è giusto spettegolare, ma bene nel senso che ci può anche stare. Ci può stare in tempi relativamente sereni, senza mascherine in faccia (ci starebbe ‘na battutazza, ma sorvolo…), senza guanti monouso, senza distanziamento, senza pandemia, senza malattia… senza morti! Fino a quando ci si limita alla chiaita, allo sparlittiamintunnutili, “rifiuto e vado avanti” o “accetto e ne pago le conseguenze”, le strade sono due.

Il titolo di questo mio sfogo è “Maledette Malelingue”, un brano di Ivan Graziani del 1994, in cui il grande cantautore racconta di Federica, una quindicenne che dopo la palestra si reca a casa di un uomo maturo e diventa preda delle malelingue che metteranno in giro supposizioni, ipotesi e offese nei suoi riguardi. Volevo copiare e incollare il testo della canzone qui di seguito, ma no! Andatevelo a cercare, almeno occuperete un po’ del vostro tempo e lo toglierete alla chiaita.

Che poi, con una pandemia mondiale in circolo, con più di 50.000 (cinquantamila!) morti in Italia, con i contagi che nel nostro paese continuano a salire, con la gente in preda ad ansie e attacchi di panico (perché sì, c’è anche gente che capisce la gravità del momento che stiamo attraversando!) si fa a gara a chi sa più nomi di positivi al Coronavirus, si manda gente all’ospedale quando questa addirittura neanche risulta essere positiva e se ne sta a casa propria (così come dovremmo fare tutti), si fanno circolare voci su decessi inesistenti.

Abbiamo nostri compaesani che ancora si trovano in ospedale, altri che si stanno curando a casa, altri ancora che, pur essendo positivi, stanno bene ma sono in isolamento. Oltre ai familiari che, essendo contati stretti di positivi, debbono rimanere in quarantena per giorni. E l’aiuto che date è questo: social impazziti, telefoni intasati, messaggi privati in cui si inviano screenshot a tinchitè.

Vi augurerei il “provare per credere”, ma è fuori da ogni mia logica di vendetta, ma neanche poi vendetta, diciamo rivalsa. Alle vostre chiaite io rispondo:

«Vien dietro a me, e lascia dir le genti:

sta come torre ferma, che non crolla

già mai la cima per soffiar di venti;

ché sempre l’omo in cui pensier rampolla

sovra pensier, da sé dilunga il segno,

perché la foga l’un de l’altro insolla».

(Dante Aliglieri – Divina Commedia, Purgatorio, Canto V)

Dante dà ai posteri il più grande consiglio che un uomo possa dare: siate forti e non lasciatevi abbattere da ciò che dicono gli altri. Finitela di farvi la vita degli altri, fatevi la vostra, se ne avete una, perché mi sa mi sa che una vita vostra non l’avete, mi sa mi sa che – cosa estremamente orripilante – godete del male altrui… e qui avete bisogno di un aiuto specialistico, perché sfociate nella patologia, una brutta patologia.

Di solito parlo col “noi”, ma oggi no, oggi parlo col “voi”, perché io non sono come “voi”. Sarò anche peggio di “voi”, anzi, sicuramente lo sono. Ma mai, mai, mai ho fatto e farò circolare voci su altre persone, voci assurde, inesistenti e crudeli. Maledette Malelingue!

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