Le mille insidie del web: i social come compagni di giochi

No, non addosserò colpe a nessuno perché nessuno ha colpe. Non dirò che la piccola Antonella di Palermo se l’è cercata, una bambina di 10 anni cerca solamente qualcuno o qualcosa con cui giocare. Non mi soffermerò a raccontare ciò che è ormai noto a tutti. Antonella è morta, dalla sua morte rinasceranno a nuova vita quattro bimbi come lei, quelli che avrebbero potuto essere i suoi compagni di gioco. E invece, come la maggior parte dei bambini 2.0, Antonella aveva come compagno di giochi uno smartphone, strumento che sì ci ha tenuto e ci continua a tenere compagnia specialmente durante i lockdown conseguenti alla pandemia, ma che di fatto ci aliena dalla realtà, ci isola da tutto e da tutti, perché il virtuale ha una enorme capacità che è quella di farci sentire vicini ma, allo stesso tempo, di farci allontanare sempre più. Siamo noi adulti e questo non lo comprendiamo, figuriamoci una bambina di soli 10 anni!

I genitori? Hanno colpe i genitori? Non ho figli, non so come mi comporterei se mio figlio di 10 anni (e anche meno) mi facesse richiesta di uno smartphone. Certo è che se tuo figlio possiede uno smartphone hai più possibilità di controllarlo quando magari esce, anche quando si trova a scuola, ed è giusto così. Così come hai la possibilità di controllare i siti su cui naviga, i social su cui si iscrive, i contatti con cui interagisce, il minimo che un genitore possa fare. Perché qui non stiamo parlando di età adolescenziale o di giovani adulti, qui stiamo parlando di una bambina di soli 10 anni. Certo, anche i ragazzi più grandicelli dovrebbero poter essere controllati, ma si sa, quella è l’età del so tutto io, si presuppone che stiano attenti… si presuppone, ma spesso non è così che vanno le cose.

Io stavolta sono rimasta inorridita, stordita, intontita: 10 anni, solamente 10 anni! Antonella aveva diversi profili su Facebook e diversi profili su TikTok, quest’ultimo social scoperto dalla sottoscritta recentemente, durante il lungo lockdown di marzo-aprile, un social divertente (?) dove anche molti adulti tornano bambini per un po’, diventando protagonisti di gag e scenette che non so neanche come definire, non vorrei urtare la sensibilità dei tanti miei coetanei che lo utilizzano… bypasso!

Poi ho scoperto che TikTok è il social delle sfide, ma credevo fossero sfide inoffensive come balletti, canzoni cantate al karaoke, prove di abilità assolutamente innocue, non certo quella che è stata definita “la sfida dell’asfissia” o  la “Black out challenge”: ci si lega una cintura al collo e ci si sfida a chi resiste di più, possibilmente in diretta affinché il video possa essere visualizzato da quanti più contatti possibili. Una bambina di 10 anni che diventa la protagonista di un gioco che conduce alla morte, inaudito!

Non riesco a capacitarmi, tutti questi account, tutti questi social a cui accedeva in maniera incontrollata, tutti i follower che la seguivano. I follower, ma che ne può sapere una bambina d 10 anni dei follower? Che importanza può dare una bambina di 10 anni ai follower? Monitorare la navigazione di una bambina di 10 anni è così difficile? Quante ore trascorreva con lo smartphone in mano? C’è stato qualcuno che l’ha sfidata? Lei diceva ai suoi contatti che aveva solamente 10 anni o aveva falsificato le sue generalità? Le indagini certamente faranno il loro corso, ma nella mia mente continuerà ad echeggiare quel “solamente 10 anni” che da due giorni offusca tutti gli altri miei pensieri.

Avrei voluto scrivere tutt’altro, parlare dei rischi del web, parlare della polizia postale, parlare del rapporto coi giovani, parlare dei rischi che si corrono iscrivendosi ai social.

“Solamente 10 anni”.

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