LA “TORTA DI CUCCÌA” DI FRANCESCA GENUARDI

La cuccìa di Santa Lucia è una pietanza consumata in particolar modo nelle zone di Palermo e Siracusa, che se ne contendono l’invenzione. Infatti, secondo la tradizione, la cuccìa intende ricordare due episodi molto simili avvenuti a Palermo nel 1646 e a Siracusa nel 1763.

Da tempo il popolo era stremato da una terribile carestia e invocava l’aiuto divino affinché la propria sofferenza avesse termine. Impietosita dalle sue preghiere, Santa Lucia si impegnò a fare attraccare alcune navi cariche di grano nei rispettivi porti delle due città. Ma sarebbe trascorso troppo tempo per trasformare il grano in farina e poi in pane e così, tanto i palermitani quanto i siracusani, decisero di adottare la soluzione più immediata per placare la fame: bollirono il grano e lo condirono con un po’ d’olio.

Così nacque la prima cuccìa ed è proprio per rispetto di quei giorni difficili e della misericordiosa Santa Lucia che ancora oggi è usanza molto osservata tra gli abitanti delle due città siciliane e dei paesi vicini astenersi dal consumo di pasta e pane ogni 13 dicembre.

Oggi la cuccìa è diventata un “dolce” di grano bollito che solitamente viene mescolato con crema di ricotta o di latte  e scaglie di cioccolato. Proprio come la “torta di cuccìa” preparata ieri sera da Francesca Genuardi e pubblicata in bella vista su Facebook… uno spettacolo per gli occhi e per il palato!

Ho chiesto in privato la ricetta a Francesca che, con la gentilezza che da sempre la contraddistingue, si è premurata subito di inviarmi.

Per la cottura della cuccìa

Tenere il grano in acqua per tre giorni, avendo cura di cambiare l’acqua ogni 24 ore. Trascorsi i tre giorni in ammollo, sciacquare il grano in acqua corrente e lessarlo in acqua abbondante con una presa di sale e una punta di bicarbonato di sodio (meglio cuocerlo in una pentola a pressione per 50 minuti circa, altrimenti la cottura si prolungherà di almeno tre ore). Quando il grano sarà diventato gonfio e molto morbido, lasciarlo intiepidire nella sua stessa acqua di cottura, quindi scolarlo e condirlo con la crema di ricotta e la cannella in polvere.

Per la crema di ricotta

Mettere la ricotta di pecora a sgocciolare in un colino e riporla in frigorifero finché non avrà perso il siero, quindi setacciarla, mescolarla per bene in una terrina insieme allo zucchero e aggiungere le gocce di cioccolato a pezzetti e la diavolina… come la chiama lei. Io invece le codette di zucchero colorate le chiamo “diavolicchi”, c’è chi li chiama “diavoletti”.

Insomma, l’unico dato certo è che in Sicilia anche a Santa Lucia sacro e profano si intrecciano inesorabilmente.

Grazie a Francesca. Grazie per la ricetta e grazie per la splendida foto che trovate in copertina. Scusa se per oggi ti faccio diventare un personaggio pubblico… timida come sei non avresti acconsentito al mio articolo. Ma lo sai che sono una diavolina!

E che “torta di cuccìa” sia… 

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