LA SICILIA, L’EGEO E IL CENTRO PROTOSTORICO DI SANT’ANGELO MUXARO E LE NOSTRE TOMBE “A THOLOS”

Sikelianews nasce come luogo d’incontro e di scambio culturale, perché è dall’incontro e dallo scambio che nasce l’arricchimento, per questo motivo pubblichiamo con piacere questo contributo gentilmente concessoci dal Prof. Calogero Chiarenza, che, sulla scia del nostro “Pasifae, Dedalo e Minosse: quando il mito abitava le nostre terre”, ci ha inviato questi contributi, prodotti nel 2005 per Helianthus II, progetto in rete che ha coinvolto le classi III del Liceo.

Nello specifico i nostri ragazzi, guidati dal Prof. Chiarenza, per Helianthus II si sono occupati dei SITI ARCHEOLOGICI DEI MONTI SICANI, per valorizzare i tesori di un territorio ancora poco noti e far conoscere tempi e luoghi della nostra storia, che sono strettamente connessi con popoli antichi, nostri precursori genetici e culturali e di potenziare il senso dell’appartenenza, al fine di formare cittadini rispettosi dell’ambiente e vigili custodi dei beni culturali.

Il contributo sarà diviso in tre “puntate” per essere poi raccolto in un unico articolo in una fase successiva.

Buona lettura!

LA SICILIA, L’EGEO E IL CENTRO PROTOSTORICO DI SANT’ANGELO MUXARO (1)

La ricerca su “Sicilia ed Egeo” si basa soprattutto sullo studio dell’importante centro protostorico di Sant’Angelo Muxaro, situato nel territorio di Agrigento, lungo la media valle del fiume Platani

Si tratta di una zona assai suggestiva, anche dal punto di vista paesaggistico ed ambientale, situata nel cuore della antica Sikania. Sant’Angelo Muxaro sorge su di una collina di gesso cristallino, sulle cui pendici meridionali si aprono le imboccature di centinaia di tombe scavate nella roccia.

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Molte di esse sono del tipo “a tholos”, di un tipo cioè che, pur in diversa tecnica, richiama la forma delle sepolture della Grecia micenea. Fra queste tombe, sempre in vista è rimasta la più monumentale, la cosiddetta Grotta di Sant’Angelo. Essa è formata da due grandi camere circolari comunicanti e ricoperte a volta; la camera anteriore ha un diametro superiore agli otto metri, la seconda, minore, presenta la caratteristica di un lettuccio funebre intagliato nella roccia. La tomba prende il nome dal Santo protettore del paese, che secondo la tradizione popolare avrebbe scacciato i diavoli dalla grotta, eleggendola poi a sede del suo eremitaggio.

La monumentalità dell’architettura funeraria di Sant’Angelo, e il richiamo all’ambiente egeo, hanno immediatamente fatto pensare alla tradizione leggendaria dei rapporti fra la Sicilia e Creta, riportata da Erodoto e da Diodoro. Sant’Angelo Muxaro è stata così identificata con Kamikos, la capitale del re indigeno Kokalos, costruita per lui dall’artefice Dedalo. A Kamikos avrebbe trovato la morte il re di Creta Minosse, venuto in Sicilia per riprendere con sé Dedalo, il quale era fuggito dalla prigione di Cnosso nella quale era stato rinchiuso per aver favorito i mostruosi amori fra la moglie di Minosse e un toro, dai quali era nato il Minotauro.

Il centro di Sant’Angelo Muxaro è archeologicamente conosciuto fin dal ‘700, allorché comparvero, nella collezione del Vescovo di Girgenti mons. Lucchesi Palli, quattro coppe d’oro, due delle quali erano decorate da figure di tori dalle lunghe corna disposte tutt’attorno ad un omphalos centrale.

Questi oggetti furono descritti da numerosi viaggiatori, come il Barone von Riedesel, e dal Principe di Biscari, che nella sua opera “Viaggio per tutte le antichità della Sicilia” ne ipotizzava la provenienza dal sepolcro di un sacerdote del dio egizio Apis. Esse sono però soprattutto conosciute per il disegno che ne lasciò nella sua opera il pittore francese Jean Houel nel 1776.

 santan2Dall’opera di Houel desumiamo anche due importanti notizie: la prima, che questi ori erano stati rinvenuti “au fond d’un tombeau, dans un village antique aujourd’hui appellé Sant’Angelo”; la seconda è che al momento della sua visita nella collezione del vescovo vi era una sola coppa figurata, in quanto l’altra era stata venduta “ad un inglese”. La vendita, deprecata dall’Houel, costituì in realtà la salvezza per la coppa, che dalla collezione di Lord William Hamilton, ambasciatore presso il regno delle due Sicilie, passò in seguito nelle raccolte del British Museum, dove ancora oggi è conservata.

Della seconda coppa abbiamo notizia fino al secolo scorso, allorché essa fu acquistata dal barone palermitano Lanza di Trabia, il quale ne pubblicò un disegno in un giornale del luogo. Da allora, la coppa rimasta in Sicilia è definitivamente scomparsa, forse rifusa e trasformata in oggetto da chiesa o gioiello.

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Nell’800 il centro di Sant’Angelo Muxaro era conosciuto perché da esso provenivano grandi masse di oggetti antichi, rinvenuti dagli abitanti del luogo nelle tombe che si aprivano sui fianchi della collina sulla cui sommità sorge il paese moderno; questi materiali erano venduti sul mercato di Agrigento o di Palermo, e arricchirono numerose collezioni private, alcune delle quali sono oggi confluite nei Musei Archeologici di quelle città.

La prima esplorazione sistematica di una di queste tombe fu effettuata da Angelo Mosso nel 1907. Il Mosso, illustre medico e fisiologo torinese, aveva concepito una passione per l’archeologia frequentando l’ambiente della Missione italiana di Creta, che in quegli anni esplorava il Palazzo di Festòs e rivelava la civiltà minoica; sull’onda di quell’entusiasmo, effettuò scavi anche in Sicilia, con la collaborazione di un soprastante cretese, Stavros Gialerakis.

L’occasione per lo scavo gli fu fornita dalla scoperta casuale di una tomba a camera sulle pendici meridionali del colle di Sant’Angelo; egli arrivò a saccheggio già iniziato, ma riuscì ugualmente a recuperare una notevole quantità di ceramiche.

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L’importanza del centro non sfuggì allo scopritore della preistoria siciliana, Paolo Orsi; già dal 1901, infatti, egli pubblicò materiali provenienti da Sant’Angelo Muxaro, e sappiamo che per lungo tempo accarezzò l’idea di esplorare quella necropoli così come andava facendo per le altre grandi necropoli indigene siciliane, Pantalica, Cassibile, Monte Dessueri, Monte Finocchito.

Lo attirava a Sant’Angelo anche il rinvenimento, ad opera di un abitante del luogo, di un pesante anello d’oro a castone ovoidale con la raffigurazione di una vacca che allatta il vitellino, che l’Orsi era riuscito ad assicurare al Museo di Siracusa.

L’unicità del pezzo, il suo essere del tutto isolato nel quadro siciliano lo facevano però fortemente dubitare della sua autenticità.

Domenica 23 la seconda puntata

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