La musica che unisce u mantoan, il vichingo e il sicano

Cosa succede quando amicizia, lontananza e musica si uniscono? Succede “Eye of the Tiger”. Da quando il Covid-19 si è insinuato nelle nostre vite siamo abituati a “vederci da lontano”, filtrati da schermi di pc e smartphone, ci siamo assuefatti alla tecnologia… anche troppo secondo me.

Ma la tecnologia ci ha anche regalato sorrisi, compagnia durante i lockdown e tanta… tantissima musica. D’altronde Victor Hugo ha scritto che “ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime” e mai come in questo periodo di pandemia la musica ci è stata amica, ci ha sollevato dallo sconforto e ci ha aiutato a superare momenti ti di crisi. Da tutto ciò un trio insolito, la riunion di due miei amici storici e del figlio di una mia amica storica: Antonio Gaeta, Gino Consiglio e Francesco Panepinto.

Due generazioni che si confrontano, si comprendono e collaborano. Antonio, professore di Mantova; Gino, impiegato comunale di Casteltermini; Francesco (la new generation), impiegato in una multinazionale italo-francese di microelettronica a Catania, ma attualmente in trasferta in Svezia per un anno. Ciò che migliaia di chilometri divide la musica unisce.

E non è stato semplice fare questa intervista a quattro, tutti lontanissimi, sino a pochi minuti fa in chat con invio di pensieri, parole, foto, screenshot, battutazze che “So’ Lillo” fatti da parte… Ma noi siamo questi, una generazione di fenomeni nel vero senso della parola!

1) Gino e Antonio, siete coetanei e legati da un’amicizia trentennale, come avete coinvolto Francesco, il “piccolo” del gruppo?

Gino: In effetti io e Antonio, oltre ad essere appunto legati da un’amicizia ultra trentennale, abbiamo suonato per diversi anni insieme in varie formazioni locali. Ricordo con non poca nostalgia i “Blue Shark’s”, band con cui, insieme a Franco C., Ettore D. e Salvino F., abbiamo partecipato, agli inizi degli anni 90, ad una serie di concorsi musicali, vincendo persino l’edizione regionale del “Cantamare 94”. Francesco invece lo conosco perché, oltre ad essere figlio di amici, ha suonato per diversi anni nella mia stessa banda paesana. In seguito, quasi casualmente, ho scoperto che, oltre ad essere un brillante ingegnere e un bravo clarinettista, è anche un eccellente chitarrista. È bastato semplicemente chiedergli se gli andasse di cimentarsi in questo esperimento a distanza. La sua immediata risposta affermativa, l’entusiasmo condiviso e l’esito della nostra iniziativa dimostrano che la musica supera il tempo e lo spazio in quanto può accomunare e unire persone di generazioni diverse e, grazie alla tecnologia, può abbattere ogni distanza fisica.

2) La lontananza fisica rende tutto più difficoltoso, come vi organizzate di solito?

Francesco: Certamente non è facile riuscire a suonare a migliaia di chilometri di distanza. Per fortuna la tecnologia odierna ci viene in aiuto perché organizziamo delle riunioni virtuali in videochiamata, nelle quali condividiamo le nostre idee e ci mettiamo d’accordo sui dettagli. Sicuramente, vista l’impossibilità di suonare insieme nello stesso posto, ci affidiamo al metronomo. Dopo aver registrato ognuno la nostra traccia, vi è un meticoloso lavoro di post-produzione audio e video che consente in primis di allineare le diverse tracce registrate e poi di poter effettuare la sincronizzazione audio/video. Dietro un apparentemente semplice video ci sono diversi giorni di lavoro.

3) Appartenendo a due diverse generazioni avrete probabilmente dei gusti musicali diversi, chi sceglie cosa e con quali modalità?

Francesco: In realtà abbiamo gusti musicali molto simili, perché tutti accomunati dalla passione per il rock/blues anni ’70/’80. Per la scelta del brano ognuno di noi propone alcune canzoni da poter eseguire e, in base alle possibilità della strumentazione a nostra disposizione, la difficoltà tecnica e all’apprezzamento musicale, concordiamo la scelta.

4) Avete anche qualche progetto “live” se e quando le nostre vite torneranno alla normalità?

Gino: Personalmente sono ottimista: prima o poi l’incubo che stiamo vivendo finirà e saremo liberi di tornare a vivere come prima della pandemia, ricominciando ad intrattenere quei rapporti sociali che ci apparivano così scontati, ma che oggi abbiamo imparato ad apprezzare. Per ogni musicista, il live è il momento clou della propria passione e/o professione, ma, attualmente, anche se non ci fossero le attuali restrizioni, non potremmo comunque esibirci in un concerto pop-rock perché la formazione è incompleta. Come potrete vedere e sentire, infatti, Antonio, il factotum del trio, oltre ad assolvere al ruolo di tastierista, si occupa di sostituire col synt la parte vocale, dopo aver predisposto a priori, con un lavoro certosino, la drum set. Sicuramente digitalizzeremo ancora altre registrazioni a distanza. È un buon modo per tenerci in contatto e condividere la nostra comune passione. Se, nel frattempo, si unissero a noi un batterista e un cantante, potremmo sperare di progettare un futuro live estivo. Chissà!

5) Concludiamo come al solito con un messaggio ai castelterminesi, vi va?

Antonio: Cari compaesani, in questo periodo un po’ grigio in cui ci ritroviamo costretti a trascorrere più tempo nelle nostre case, facciamo tesoro di questi momenti, riappropriamoci di hobby e passioni e mettiamo in atto la nostra creatività. Non importa ciò che produrremo e come, ma ci basterà sapere che siamo vivi e che anche il nostro minuscolo apporto contribuirà a rendere più colorata ed unita e soprattutto più “comunità” la nostra splendida Casteltermini!

p.s. “u mantoan, il vichingo e il sicano” copiato ed incollato dalla chat con Gino Consiglio… suoi tutti i diritti d’autore.

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