IL RESOCONTO DELL’ANNO CHE, COME OGNI ANNO, NESSUNO MI HA RICHIESTO (di Margot Burgio)

Oramai mi conoscete:  se quest’anno tutto fosse andato per il verso giusto, a quest’ora, senza alcuna vostra richiesta esplicita, sarei qui a scrivere il mio resoconto ironico del 2020, pieno di battute che probabilmente ogni anno fanno sorridere solo me. Avrei tirato le somme e avrei chiuso, come di consueto, quei famosi cerchi che ognuno di noi apre ogni anno nei vari ambiti della propria vita, per ritrovarmi a Gennaio pronta ad aprirne altri. Mi sarei sicuramente data la colpa di qualcosa inconclusa e andata male o di qualche esame universitario non riuscito, avrei ripensato a qualche delusione subita e a qualcuna delle mie scelte impulsive e, in quanto impulsive,nella maggior parte dei casi sbagliate; avrei gioito, invece, per quelle azzeccate alla perfezione e per quei piccoli traguardi raggiunti, per le volte in cui ci ho visto lungo, per la gente che ho conosciuto, per coloro che si sono rivelati veri amici, e per quelle persone che ritrovo al mio fianco qualsiasi cosa accada.

La verità, però, è che quest’anno non me la sento. Questo 2020 ci ha smembrati, destabilizzati e ridimensionati e sappiamo tutti a causa di cosa. Mi piace pensare che basti non chiamarlo in alcun modo questo virus per non averne paura ancora dopo circa un anno, un po’ come fanno per il signore oscuro in Harry Potter.

Colui Che Non Deve Essere Nominato ci ha tolto quelle cose che sembravano essere scontate nella vita di tutti noi: la quotidianità, gli abbracci, i sorrisi, i riti, le tradizioni… Ci ha reso deboli, a tratti soli, e inermi di fronte a lui. Per mesi siamo stati posti tutti sullo stesso piano, senza distinzioni di razza, sesso e classe sociale, non ci sono stati ricchi e non ci sono stati poveri, in un equilibrio oserei dire quasi splendido, ma che avrei voluto vedere non a causa di una pandemia mondiale. Se chiudo gli occhi per un istante, rivedo le immagini di Bergamo e degli autocarri militari che portavano via coloro che non hanno vinto la loro battaglia contro Voi Sapete Chi, e sento le parole dei loro cari che avrebbero voluto quantomeno dirgli “addio” prima di perdere per sempre un padre, una moglie, un fratello, un’amica…

Il 2020 è l’anno in cui gli aerei si sono fermati, così come tutti gli altri mezzi di trasporto. È l’anno degli inni alla vita e al coraggio cantati dai balconi che adesso non sentiamo neanche più, un po’ per rassegnazione, un po’ perché qualcuno di noi forse comincia a farci anche l’abitudine. Un 2020 pieno di DPCM incomprensibili, che piuttosto capiamo le trasformate di Fourier, ma non quei DPCM.  È stato l’anno in cui ho abbracciato mia nonna solo poche volte, e l’ho vista ancor meno, da lontano e con una mascherina a proteggerci. L’anno in cui non abbiamo festeggiato la Pasqua, quello in cui noi Castelterminesi non abbiamo sentito il rullo dei tamburi e il nitrire dei cavalli.

tataratà

 

Non si sa come, ma siamo già alle festività natalizie e a casa mia mi definiscono da sempre come un piccolo Grinch. Odio far l’albero di Natale, ad esempio:è una cosa che mi annoia, e non posso mai mettere le palline in una posizione diversa da quella in cui le metterebbe quella perfezionista di mia mamma, e quindi a ‘na certa, scusa mamma mafattillu tu. Quest’anno, però, mi sono seduta sul divano in salotto e ho osservato da lontano mia mamma e mia sorella addobbarlo. E no, non mi sono annoiata poi tantissimo.

Per non parlare poi delle tavolate infinite coi parenti che mi chiedono notizie dei miei studi, e io che ogni anno,puntuale,rispondo che Margot e la laurea sono come Achille e la tartaruga nel paradosso di Zenone. Oh, non ha mai riso nessuno, e adesso, riportando qui questa frase, mi rendo conto che non avessero poi tutti i torti. E poi a me neanche piaceva la filosofia al liceo, sarà che mi ricordo solo quello!

Forse un po’ mi mancheranno quelle tavolate, e mi mancherà pure lo zio che ogni anno, mentre gioco a scala 40, è solito passare dietro alla mia sedia, guardare le mie carte ed esclamare “Sei cretina? Potevi chiudere già due ore fa!”. Quanta stima!

Bene, per questo Natale e per il 2021, non so cosa augurarvi. O meglio, certo che lo so, ma preferisco spezzare la catena dei soliti auguri e non ripetere quelli dello scorso anno, per ovvi motivi.

A chi passerà queste feste in compagnia di Voi Sapete Chi, vorrei augurare la forza di non arrendersi di fronte a lui. Per me siete un esercito che lotta per la vita, e in quanto combattenti vorrei che lottaste con tutta la forza che avete, senza demordere. Fatelo per voi e per la gente che vi sta accanto che ancora merita di passare altro tempo in vostra compagnia.

A tutti gli altri, ma proprio tutti, io auguro la normalità. E scusate se è poco.

Riguardatevi, riguardiamoci.

Buone Feste!

Margot

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