I VURDUNARA DI CASTELTERMINI: L’ANIMA POPOLARE DELLA FESTA DI SANTA CROCE TRA STORIA, IDENTITÀ E RINASCITA

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Ci sono tradizioni che si tramandano attraverso i racconti, altre attraverso fotografie ingiallite dal tempo, e altre ancora attraverso la memoria di chi le ha vissute. Ma esistono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate, perché vivono nel cuore delle persone. Tradizioni che si riconoscono dal suono dei tamburi, dal fermento delle strade, dall’emozione negli occhi della gente e da quel senso di appartenenza che solo alcuni luoghi riescono a custodire. A Casteltermini accade proprio questo.

Nel cuore dell’entroterra agrigentino, ogni anno la Festa di Santa Croce e la Sagra del Tataratà trasformano il paese in qualcosa che va oltre una semplice celebrazione religiosa o folkloristica. È il momento più atteso dell’anno, quello in cui Casteltermini ritrova sé stesso, rinnova la propria memoria e riscopre il profondo legame che unisce intere generazioni. Per i castelterminesi la festa non è soltanto un appuntamento sul calendario: è identità, orgoglio, tradizione. È il ritorno degli emigrati, sono le famiglie riunite, le bandiere che colorano le vie del paese, i tamburi che iniziano a risuonare giorni prima annunciando che qualcosa di unico sta per tornare a vivere.

Dentro questa straordinaria tradizione, i Ceti rappresentano da sempre una componente fondamentale della festa. Nati per rappresentare antiche categorie sociali e lavorative, sono diventati nel tempo veri custodi della memoria collettiva del paese. Ogni ceto racconta una parte della storia di Casteltermini, un frammento dell’identità popolare che ancora oggi continua a vivere attraverso simboli, usanze e senso di appartenenza. Tra questi, uno dei più caratteristici, profondamente legati allo spirito autentico della festa e soprattutto tra i più antichi esistenti, vi è il Ceto dei Vurdunara.

Parlare dei Vurdunara significa raccontare una storia che va ben oltre il folklore. Il loro nome deriva dal termine siciliano vurduni, il mulo, animale che per secoli ha rappresentato uno strumento indispensabile nella vita quotidiana delle famiglie siciliane. Prima dell’arrivo dei mezzi moderni erano infatti i vetturali, conducenti di muli, a trasportare merci, materiali e persone attraverso strade difficili e territori spesso impervi. Era un mestiere duro, fatto di sacrifici, fatica e dedizione. Erano uomini abituati al lavoro, al sole, alla polvere delle campagne e ai lunghi percorsi affrontati ogni giorno per garantire collegamenti e sostentamento alle comunità.

Da quella realtà nacque il Ceto dei Vurdunara, una delle realtà storiche più antiche della Festa di Santa Croce, testimone di una memoria che attraversa generazioni e che continua ancora oggi a custodire il volto più autentico della tradizione castelterminese. A Casteltermini, infatti, i Vurdunara non furono mai soltanto la rappresentazione di un antico mestiere. Con il passare del tempo divennero qualcosa di più: una presenza riconoscibile, un simbolo popolare, una delle espressioni più radicate e longeve dell’anima della festa.

Durante i giorni della celebrazione il loro arrivo era uno dei momenti più caratteristici e attesi. I muli adornati con decorazioni e colori attraversavano le vie del paese accompagnando l’atmosfera festosa che avvolgeva Casteltermini. La loro presenza contribuiva a rendere ancora più autentico il clima della festa, portando energia, partecipazione e quello spirito popolare che da sempre caratterizza il volto più genuino della tradizione castelterminese.

La Festa di Santa Croce, infatti, non vive soltanto nei suoi eventi principali o nella spettacolarità del Tataratà. Vive soprattutto nelle persone che, anno dopo anno, continuano a portarla avanti. Vive in chi tramanda racconti ai più giovani, in chi conserva usanze e simboli, in chi considera quella festa una parte essenziale della propria vita. Ed è proprio grazie a questo sentimento che tradizioni come quella dei Vurdunara riescono a resistere al tempo.

Anche il Ceto dei Vurdunara, come molte realtà storiche, ha attraversato periodi complessi. I cambiamenti della società e il trascorrere degli anni hanno rischiato di far perdere forza a una tradizione che sembrava destinata a vivere soltanto nei ricordi di chi l’aveva conosciuta. Ma le tradizioni autentiche possiedono una forza particolare: possono attraversare momenti difficili, ma non scompaiono mai davvero. Restano vive nella memoria di una comunità e attendono semplicemente qualcuno disposto a riportarle al centro della vita del paese.

Oggi il Ceto dei Vurdunara sta vivendo una nuova fase della propria storia, fatta di entusiasmo, partecipazione e volontà di guardare al futuro senza dimenticare il passato. A guidare questo nuovo percorso vi è il nuovo presidente Giuseppe Mangiapane, chiamato a raccogliere un’eredità importante e a portare avanti una tradizione che rappresenta molto più di un semplice gruppo all’interno della festa. La sua nomina segna l’inizio di una nuova pagina, fondata sulla volontà di rafforzare lo spirito del ceto e continuare a trasmettere alle nuove generazioni quei valori di appartenenza, memoria e identità che da sempre ne rappresentano l’essenza.

Perché a Casteltermini i Vurdunara non sono soltanto un Ceto. Sono una storia che continua a vivere. Sono una delle testimonianze più antiche della Festa di Santa Croce, il ricordo di uomini, sacrifici e tradizioni che hanno costruito il volto del paese. Sono il simbolo di una comunità che non vuole dimenticare le proprie radici e che continua a riconoscersi nei suoni, nei colori e nelle emozioni della Festa di Santa Croce. E finché ci sarà qualcuno disposto a custodire questa eredità, a viverla e a tramandarla, i Vurdunara continueranno a essere una delle voci più autentiche e storiche del cuore di Casteltermini.

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