I.C. DE COSMI DI CASTELTERMINI,ZAPATOS ROJOS

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Numerose le attività svolte ieri all’I.C. De Cosmi di Casteltermini dalle classi di ogni ordine sul tema della violenza sulle donne. Il 25 novembre è la giornata internazionale contro ogni forma di abuso e violenza perpetrati a danno delle donne.

Uno dei simboli più usati per denunciare la violenza sulle donne e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema sono le scarpe rosse, «abbandonate» in tante piazze. Sono carpe che non possono essere più calzate, testimoniano l’assenza delle moltissime vittime di femminicidio. Un simbolo ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. L’installazione è apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez. L’artista porta avanti anche una battaglia personale: ricordare, ogni giorno, sua sorella minore, uccisa dal compagno quando aveva 22 anni.

I bambini della Primaria, adeguatamente seguiti dai loro insegnanti, hanno realizzato cartelloni e scritte con messaggi significati sul tema della giornata, mostrando grande attenzione e sensibilità.

Gli alunni della Scuola Secondaria di I grado hanno collocato scarpe rosse e i simboli della lotta contro la violenza sulle donne, sono stati organizzati laboratori, dibattiti e momenti di riflessione per sensibilizzare gli studenti sugli allarmanti numeri del fenomeno e discutere insieme sulle armi a disposizione per contrastarlo.

I docenti sostengono l’idea che non è mai presto per affrontare questo dramma, bisogna parlarne da subito, discutere, provocare la loro sensibilità, offrire modelli comportamentali non distorti e malati, dando inizio ad una necessaria demolizioni di pregiudizi e stereotipi di genere che non hanno alcun fondamento scientifico né etico.

Il video realizzato dagli alunni ha raccontato la storia di una donna che è stata ingannata dal suo uomo: di possesso e predominio i sentimenti spacciati per amore, non carezze e rispetto ma violenza fisica e altre forme più subdole ma altrettanto dannose per le donne.  E’ una storia a lieto fine perché la donna riesce a rompere le catene di una maledetta prigionia ed avere il coraggio di dire basta. Un messaggio sicuramente positivo e di speranza che ogni storia possa concludersi con la vita.

“La nostra società – ha sottolineato il Capo dello Stato – è ancora pervasa, in differenti territori e in svariati contesti, da episodi di violenza, verbale, economica, fisica, frutto dell’idea, inaccettabile, che l’uomo possa prevaricare sulla donna utilizzando la forza”.

Una violenza che, dice Mattarella, rappresenta “un fallimento della nostra società nel suo insieme” e che spesso “supera il rapporto di coppia e si riversa anzitutto sui bambini, ma anche su altri familiari, amici e persone che tentano di intervenire per arginare questa folle spirale”. La società fallisce quando non riesce, nel percorso di liberazione compiuto dalle donne, ad accettare una concezione paritaria dei rapporti di coppia.

Oltre 100 femminicidi sono stati consumati in Italia dall’inizio dell’anno e per di più all’interno delle mura domestiche, “una mattanza” è stata definita dalla Presidente di Palazzo Madama  Maria Elisabetta Alberta Casellati. Non è una questione da donne, è un problema di civiltà, sociale culturale, educativo, solo le generazioni in cammino potranno fare la differenza.

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