Due nuove leve del jazz, Giovanni & Matteo Cutello – Una storia di eccellenze siciliane – Parte 1 – (di Gaetano Cutello)

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Confesso di essere rimasto piuttosto colpito da questo “diario di bordo” di Gaetano Cutello, padre dei gemelli Giovanni e Matteo, rispettivamente sassofonista e trombettista, sedicenni di Chiaramonte Gulfi (RG) freschi vincitori del premio internazionale dedicato al compianto sassofonista Massimo Urbani. Colpito perché dal racconto – letto grazie al suggerimento del “nostro” Giovanni Mazzarino che ha posto i due giovanissimi musicisti sotto la propria egida – emergono sentimenti di purezza, serenità d’animo, entusiasmo disinteressato, trasporto autentico per il mondo delle sette note, che tradotto vuol dire un prezioso patrimonio umano filtrato dalla musica da consegnare ai figli, i quali possono contare su un padre presente ma non invadente, consapevole del loro talento senza per questo mancare di realismo, mantenendo altresì quei piedi per terra che permette ai due di maturare in tutta tranquillità. Quante se ne vedono con padri che fanno ricadere le proprie frustrazioni sui figli; anche nel jazz ne abbiamo documento con il Johnny Dorelli del film “Ma Quando Arrivano le Ragazze?” di Pupi Avati nel ruolo di un padre che, abbandonati – non senza rammarico – i vecchi sogni di gloria del jazz per una grigia carriera da professionista, diventa una figura ingombrante per il figlio aspirante sassofonista. Questo accade quando i padri non fanno il percorso parallelo con i figli (cosa che invece sembra stia riuscendo egregiamente a Cutello senior), dai quali si pretende di continuare quello interrotto dei padri. A questo padre, l’augurio di continuare ad essere fiero dei suoi ragazzi in quanto figli ancor prima che musicisti; a noi appassionati di jazz, l’auspicio di poterne certificare nel tempo quella crescita frutto di studio e di esperienza, in proiezione di una luminosa carriera da non marchiare anzitempo con la dannosa e stra-abusata etichetta di “enfant prodige”.

<<Now’s The Time (il pezzo – dal titolo puntuale – di Charlie Parker che Cutello cita quale fonte di primo approccio strumentistico dei figli), e gli studenti vi imparano il colore della vita>>. Nella citazione originale è “Mood Indigo” di Duke Ellington da “Calende Greche” di Gesualdo Bufalino, che era cultore di jazz oltre ad essere originario proprio delle loro parti. Anche questo, con l’augurio a Giovanni e Matteo di continuare ad imparare il colore della vita con la musica.

Carmelo Sardo

Due nuove leve del jazz, Giovanni & Matteo Cutello – Una storia di eccellenze siciliane – Parte 1 – (di Gaetano Cutello)

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Mio padre suonava la fisarmonica. Quando ebbi l’età di 11 anni mi propose di studiarla. E così feci fino all’età di 16. La letteratura musicale per fisarmonica mi portava a suonare cose terribili, musica che non mi piaceva. Quindi abbandonai e decisi di intraprendere gli studi di architettura iscrivendomi alla facoltà di Roma. Abbandonai, ma quegli anni di studio mi diedero una sensibilità ed una passione per la musica che non mi hanno più lasciato. Divenni così un grande appassionato di musica di qualsiasi genere, a condizione che fosse di qualità. A Roma non mancavano certo i concerti e così, quando potevo, andavo ad ascoltare. Un giorno vidi una locandina con scritto: “Quartetto di fisarmoniche R. Galliano, G. Coscia, A. Salis, M. Azzola” all’Alpheus. Avevo sentito parlare di Galliano, e da fisarmonicista fui molto incuriosito. Invitai qualcuno dei miei amici a venire al concerto: rifiutarono tutti. Bene, ci andai da solo. E fu una delle esperienze più belle della mia vita: avevo capito che con la fisarmonica si poteva suonare una musica che mi piacesse, e che quella musica sarebbe diventata la mia passione. Come accade ai più che si avvicinano all’ascolto del jazz, rimasi affascinato e allo stesso tempo disorientato. E come tutti mi sentivo di non capirlo abbastanza, al punto che decisi di cercare di decifrarne il significato acquistando una raccolta di fascicoli di carattere divulgativo dal titolo “JAZZ, GLI UOMINI, GLI STRUMENTI, GLI STILI”: ben 96 fascicoli settimanali accompagnati da una musicassetta. Fu un’impresa titanica, ma riuscii a completare la raccolta!!! La passione per Galliano mi travolse al punto da acquistare tutti i suoi dischi e andare ai suoi concerti. Parallelamente, iniziarono gli ascolti dei grandi e la frequentazione di concerti jazz. La musica è una componente vitale della mia esistenza, qualcosa di essenziale senza cui non potrei vivere.

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Già alla nascita di Giovanni e Matteo sognavo di poter trasmettere loro questa passione. Da piccolissimi giocavamo insieme ascoltando musica classica e associando ad ogni suono di strumento un animale o un personaggio. Inventavo per loro delle storie legate ai suoni. Si divertivano tantissimo. Dal 2005, per diverse estati di seguito, abbiamo trascorso le vacanze a Roccella Jonica, dove di giorno potevamo stare in spiaggia e di sera c’erano i concerti. Il clima di vacanza e la ritualità di quelle giornate piaceva loro moltissimo e si incuriosivano di tutto ciò che li circondava: il teatro, il pubblico, gli strumenti, i musicisti. Io gli stavo accanto cercando di stimolare la loro curiosità e rispondere alle loro domande, per evitare che si potessero annoiare. Non si annoiavano affatto!!! Tuttalpiù se erano stanchi si addormentavano al secondo concerto della serata. Mai una volta che si lamentassero o volessero andar via!!! Dopotutto non si trattava proprio di musica per bambini. A  furia di ascoltare concerti mi chiesero di imparare uno strumento. Ma quale? Dovevano essere due strumenti diversi anche se in qualche modo equivalenti, che svolgessero ruoli complementari, che consentissero loro di condividere la gioia di suonare. A casa ascoltavamo spesso dischi bebop. Nella copertina di uno di essi c’era una foto di Charlie Parker e Miles Davis con in mano i loro strumenti… Così, una settimana prima del Natale 2005, comprai un sax soprano curvo e una tromba pocket, strumenti piccoli che potessero stare nelle loro mani, del resto avevano appena sette anni… Arriva il momento della scelta: chi il sassofono e chi la tromba? Giovanni tra i due gemelli è il carattere dominante, mentre Matteo è più riflessivo. Come per la scelta dei vestiti, in cui è Giovanni ad appropriarsi dei colori più vivaci, anche in questa occasione alla vista del sax, pieno di tasti e dalla forma sinuosa, non c’è discussione: il sax è di Giovanni; Matteo accetta di buon grado, è abituato. Col senno di poi bisogna dire che, per quanto casuale, la scelta si è rivelata azzeccata. Impossibile immaginarli al contrario.

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Adesso che abbiamo gli strumenti bisogna iniziare a studiare. Proviamo con qualcosa di non troppo impegnativo: la banda del paese, con il maestro che insegna “male” tutti gli strumenti. Va bene, tanto è solo per iniziare e poi li potrò seguire io. Conosco la musica e dunque posso aiutarli a leggerla, a comprendere le cose elementari; posso correggere gli errori, cercando di non farne io stesso. Passa un anno, la divisa è pronta, ed ecco la prima uscita. A seguire una infinità di processioni, sfilate e raduni bandistici. E intanto a casa si copiano semplici temi bebop come “Now’s The Time” suonando sui dischi. Però… che divertimento suonare il jazz!!! Occorre subito trovare qualcuno che lo sappia insegnare, ed è un’impresa tutt’altro che facile. A Vittoria c’è il Festival di Francesco Cafiso e addirittura un seminario a cui tutti possono partecipare liberamente. Io vado a vedere. È bellissimo, i ragazzi suonano jazz, improvvisano. Mi faccio presentare e chiedo a Carlo Cattano se può insegnare a Giovanni e Matteo. Mi dice che è possibile solo per Giovanni poiché lui è un sassofonista e non può insegnare la tromba. Pazienza, Matteo andrà da Maurizio, un mio amico trombettista che suona Jazz. Intanto va bene, poi si vedrà. Mi toccherà andare una volta a settimana a Lentini e a Vittoria, ma Giovanni e Matteo potranno studiare Jazz e questa è la cosa più importante! Arriva l’autunno, iniziano le lezioni. Che bello!!! Studiare è completamente diverso. Non ci si limita a leggere da uno spartito, ma si suona a memoria, anzi, si possono e si devono cambiare le note. E poi, che ascolti…: Johnny Hodges, Duke Ellington, Charlie Parker, Cannonball Adderley, Phill Woods. E dopo la lezione c’è il laboratorio di musica d’insieme, e ritorno a casa a mezzanotte. Carlo ci ha proposto di iniziare a frequentarlo da subito, anche se i ragazzi studiano jazz ancora da poche settimane. Ci andiamo. Giovanni e Matteo potranno mettere in pratica le cose che imparano suonando ogni settimana con gli altri. Non vediamo l’ora che arrivi il “Vittoria Jazz Festival” per partecipare al seminario di musica d’insieme. C’è un clima bellissimo e un grande entusiasmo. Accade il miracolo: durante l’esibizione della “Vittoria Jazz School”, Giovanni viene chiamato a duettare con Francesco Cafiso, mentre Matteo con Dino Rubino!!! Giovanni e Matteo hanno solo dieci anni. La notte non dormiamo. Siamo felici.

Gaetano Cutello

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