E’ netto Gaetano Armao, l’uomo dei conti del governo Musumeci, l’uomo che deve trovare le risorse per far ripartire la Sicilia. E per trovarle deve affrontare una serie di ostacoli a iniziare dal blocco del bilancio dovuto alla mancata approvazione del ‘consolidato’ sul quale si sta già lavorando, ma anche tanto altro.

Proprio per parlare di soluzioni a fronte della mancata approvazione del bilancio consolidato al 30 settembre da parte del precedente governo e della precedente Assemblea Armao ieri ha incontrato il Presidente della Corte dei Conti. Oggi, invece, vola a Roma per incontrare il ragioniere generale dello Stato. Se è vero, come è vero, che sul tavolo ci sarà la discussione proprio sul consolidato, è inevitabile che inizi anche un altro grande confronto sui patti firmati fra Palermo e Roma che sterilizzano gli articoli dello Statuto trasformando la Sicilia da Regione con autonomia fiscale in poco più di un Ente locale che vive di trasferimenti.

La Sicilia intende disdettare gli accordi firmati da Crocetta e Baccei sul trasferimento da 1,4 miliardi di euro da Roma a Palermo come corrispettivo per l’Irpef pagata in Sicilia anche perchè “E’ assurdo che da un lato gli accordi stabiliscono trasferimenti proprio da 1,4 miliardi e dall’altro, cosa che nessuno ha mai messo in relazione, lo Stato ci chieda un contributo al risanamento della finanza pubblica pari a 1,34 miliardi di euro di fatto azzerando quei trasferimenti”

“In un momento in cui regioni come la Lombardia  e il Veneto  – continua Armao – chiedono più autonomia finanziaria è un controsenso che la Sicilia, che questa Autonomia l’aveva, debba lasciarsela alle spalle. Gli accordi fatti dal governo Crocetta sono stati accordi ‘truffaldini’ e devono essere disdettati. Questo Paese deve essere federalista perchè lo è nella sua natura ma deve trattarsi di un federalismo solidale dove, proprio per rendere competitivo l’intero Paese, chi ha più energia deve sostenere chi ne ha meno”.

Ma Armao non pensa ad un sistema assistenziale come sarebbe facile obiettare. Al contrario pensa ad un riequilibrio. “Il Precedente governo andava a Roma con il cappello in mano, io ci vado fin da oggi con lo Statuto in mano. Non vogliamo avviare guerre o battaglie fra Palermo e Roma. Non ci interessano le tensioni e gli scontri. Noi dobbiamo chiedere allo Stato di riconoscere ai siciliani la dignità, un trattamento uguale a tutti gli altri cittadini italiani. Ad una Regione che ha il 40% in meno di infrastrutture rispetto al resto del Paese, una disoccupazione giovanile al 50%, uno svantaggio dovuto alla sua insularità e tanti altri gap, non possono essere richiesti gli stessi sacrifici rispetto a Regioni che non vivono questa condizione”.

“Tutti quegli accordi che sono stati presi vanno disdettati e bisogna chiedere al governo di aprire un nuovo negoziato. Non è pensabile che la Sicilia prenda accordi unilaterali che restringono la propria autonomia fiscale. L’argomento, naturalmente, deve essere trattato dalla giunta. Ne ho già parlato con il Presidente Musumeci e andiamo certamente verso questa iniziativa per recuperare autonomia fiscale e risorse”.

Ma c’è anche altro da recuperare che si è perso per effetto delle riforme degli ultimi cinque anni “Lo Stato versava alle Province siciliane, che ora si chiamano Liberi Consorzi e Città Metropolitane, 400 milioni di euro l’anno. Continua a versare questi corrispettivi a tutte le Province riformate nel resto del Paese. Siccome in Sicilia ora non si chiamano più Province non versa più questi soldi ne alle amministrazioni intermedie ne alla Regione. Non capisco perchè dobbiamo perdere questi fondi solo per effetto di un nome. Queste cose non sono state considerate negli accordi ed è assurdo”.

Daltronde il nuovo governo, come suo primo atto, ha dato un segnale chiaro decidendo di ricorrere in Corte Costituzionale per difendere la legge che riporta al voto le ex Province approvata dall’Ars in agosto, pubblicata in settembre e impugnata dal Consiglio dei Ministri in Ottobre

“La Sicilia genera, poi, otto miliardi di accise che vengono al momento interamente trattenute dallo Stato” dice l’assessore mentre gli ricordiamo che già in finanziaria nazionale 2007 era stato previsto che una quota proprio delle accise fosse ceduta alla Sicilia in cambio dell’aumento della compartecipazione alla spesa sanitaria salita al 49,11% “Gli accordi chiusi dal governo precedente hanno vulnerato quello che lo Statuto ci assegna. La Regione non ha mai più rivendicato quello che ci spettava. Questi accordi hanno tolto alla Sicilia più di quanto la Sicilia potesse dare”.

Armao parla di trattare con lo Stato e di clima positivo ma intanto i primi segnali non sono positivi. Lo Stato, infatti, ha concesso solo 15 giorni di proroga all’apertura delle discariche per far fronte all’emergenza rifiuti quando a Crocetta ne aveva concessi un anno e mezzo “Proprio oggi Musumeci incontrerà il Ministro Galletti e sono convinto che si troverà la quadra. Certo non è bello che arriviamo noi e iniziano a stringere le maglie ma penso che dipenda dal fatto che in passato le proroghe non sono servite a nulla e la Sicilia non ha mantenuto i patti. La vittoria di Nello Musumeci in Sicilia è chiara e senza possibili dubbi quindi sono convinto che il governo romano non andrà allo scontro ma discuterà, tratterà, si confronterà così come ha fatto comprendere. Sono fiducioso”