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Il lamento di Halimah (di Domenico Passantino)

Redazione SikeliaNews 21 agosto 2017 0
Il lamento di Halimah  (di Domenico Passantino)








Il lamento di Halimah 

Di Domenico Passantino

Halimah finalmente stava dormendo, quando ecco che entrarono.

Era tutto nero intorno, era notte.

Forse erano tre o quattro.

Dissero di fare silenzio a denti stretti come cani rabbiosi.

Poi tapparono le bocche alle ragazze e incominciarono da Halimah.

Aveva 15 anni, ma era già donna.

Sì, proprio come nella canzone.

E poi di notte, con il buio, se non era donna almeno lo sembrava.

La stuprarono a turno, con rabbia disumana e tutti furono nel suo ventre.

A seguire anche le altre, con le mani sulla bocca, morse dai denti, furono violentate.

Ma si sapeva.

La avevano avvertita che funzionava così su quelle navi.

Si pagava cara la libertà e la bella vita in Europa.

Erano partiti a piedi l’anno prima, nel dicembre 2015 da Katsina: zaini sulle spalle, bottiglie di coca cola piene di acqua…

Da Katsina a Bengasi: 4200 km a piedi; 830 ore di cammino; camminando in media per 8 ore al giorno facevano circa 110 giorni di marcia. Tuttavia da allora era passato un anno: avevano perso troppo tempo.

Poi a bordo della barca su, da Bengasi ad Agrigento, su per la scala dei Turchi, su in Europa, verso la vita.

Quando Halimah arrivò sul lato del mondo buono, era incinta e il bimbo nacque in Sicilia.

La nave trasportava uomini e donne stipati gli uni sulle altre.

C’era tanfo di urina e di rifiuti, tutto era impregnato di un non so che di invecchiato, di usuale quasi quotidiano da non fare più nemmeno impressione o scandalo.

Hashish.

Dicevano che a bordo ci fosse anche questa cosa di cui gli Europei sono molto ghiotti.

Halimah immaginava le feste e le danze in Italia: le tavole e i piatti pieni in abbondanza di frutta e di carne e di pesce e di pasta…

L’aveva vista la pasta, disegnata nei manifesti.

Immaginava le televisioni, i computer, i telefonini…la pizza!

Il bimbo nacque in Italia.

Le dicevano che forse sarebbe stato un cittadino italiano, forse lo iussoli…sentiva parlare sempre intorno a sé, di notte di giorno…Tanti idiomi diversi, più o meno decifrabili, più o meno comprensibili.

Una volta era uscita dal posto dove alloggiava insieme ad altre 40 come lei.

In quel piccolo villaggio la guardavano con diffidenza. Forse il colore della pelle, pensava, o forse era troppo giovane per avere un figlio.

Vedeva in giro persone di 80 anni. I vecchi, là in Africa, ne avevano al massimo 45 di anni quando erano vecchi.

Come era tutto diverso!

Portava il bimbo fasciato, stretto sulle spalle.

La sua pelle giovane era liscia, quasi oleosa e lucente.

Un uomo a bordo di un auto le si accostò un giorno, mentre stava tornando a casa.

Le fece dei gesti, di quelli che si capiscono in tutto il mondo e non hanno bisogno di lingua. Pronunciò poi e ripeté più volte: “10 euro”.

Halimah penso alle sue sorelle e ai suoi fratelli a Katsina e fu titubante.

L’uomo nel frattempo aveva aperto lo sportello e la invitava ad entrare.

Il bimbo era stretto,  fasciato alle spalle e dormiva serenamente.

Halimah lo prese tra le braccia e con la mente gli cantilenò qualcosa di simile al lamento di Danae.

εἰ δέ τοι δεινὸν τό γε δεινὸν ἦν, καί κεν ἐμῶν ῥημάτων

λεπτὸν ὑπεῖχες οὖας.

κέλομαι δ’, εὗδε βρέφος, εὑδέτω δὲ πόντος, εὑδέτω δ’ ἄμετρον κακόν·

Se per te fosse terribile ciò che veramente è terribile, dolcemente daresti orecchio alle mie parole. Ma ti prego, dormi, figlio, dorma il mare, dorma la sciagura infinita.



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