Genocidio Armeno 2015

foto: Armin Theophil Wegner (1915)

1915-2015 Centenario del Genocidio Armeno

1915-2015 Centenario Genocidio ArmenoPremessa: Avendo per sposa una donna Armena e rimasto affascinato dall’Armenia, della sua cultura e delle sue tradizioni, sono stato in questi giorni preso dagli eventi, dall’unione delle Comunità Armene a Roma invitati da Papa Francesco e vissuti di persona dalla stessa mia moglie lo scorso 12 aprile, dalla commemorazione del centenario del genocidio Armeno tanto nominato in questi giorni e dal ricordo dei tanti ancora oggi perseguitati e uccisi da altre etnie solo perché cristiani. Trascorro quindi la notte a rileggere la storia ed a scrivere questo testo con l’intento di portare ai lettori di Sikelia non un banale “copia-incolla” di testi presi dal web ma un articolo che riassumi il triste evento del genocidio, con la personale scoperta di “Armin Theophil Wegner”, con l’aggionamento delle attuali dichiarazioni internazionali e concludendo con l’incontro con “Archimandrite Tovma Khachatryan”.

     Oggi, venerdì 24 aprile 2015, ricorre il centenario del Genocidio Armeno. Il mondo intero dedicherà un momento di riflessione ai tragici eventi che colpirono il popolo Armeno nel 1915, ma anche nei precedenti 1894-1896, ad opera dell’impero Ottomano e dei “Giovani Turchi”.

Deportati Armeni 1915
foto: Armin Theophil Wegner

     La Storia racconta della crisi dell’Impero Ottomano e della presenza del nuovo governo dei “Giovani Turchi” nel mirare ad uno stato moderno unito in pensiero e religione. Le minoranze presenti nel territorio, anche se permanenti da numerosi secoli, erano un ostacolo; ancor più se di religione cristiana e “protetti” dalla nemica Russia. Dopo un primo periodo di persecuzioni contro gli Armeni, ma anche su Greci ed Assiri, si arriva alla vera svolta nella notte del 24 aprile 1915 a Costantinopoli, dove vengono arrestati e torturati tutti gli armeni d’elite, la classe dirigente, oltre 600 uomini tra politici, giornalisti, medici, avvocati, artisti e scrittori vennero prelevati dalle loro case. Tra la primavera del 1915 e l’autunno del 1916 vennero deportati verso il deserto siriano oltre 1.200.000 persone, morirono quasi tutti di stenti e di fame. L’organizzazione venne supportata anche da ufficiali tedeschi. Tra deportazioni, carestia, malattie ed esecuzioni morirono circa 1.500.000 di persone, il 70% degli Armeni del territorio.

Mamma Armena 1915
foto: Armin Theophil Wegner (1915)
Genocidio Armeno 2015
foto: Armin Theophil Wegner (1915)

     20 sono gli Stati ad aver già, nei precedenti anni, riconosciuto ufficialmente il genocidio, oltre la stessa Armenia (Argentina, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Lituania, Libano, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Slovacchia, Svezia, Svizzera, Uruguay, Venezuela ed anche Vaticano ed Unione Europea). Due giorni fa, mercoledì 22 aprile, l’Austria si unisce a tal riguardo in Parlamento ed anche la Germania ha dichiarato il riconoscimento con una telefonata della cancelliera Angela Merkel al premier turco Ahmet Davutoglu. Gli Stati Uniti hanno invece il riconoscimento in corso dal 2008 ma ad oggi non c’è nessuna dichiarazione definitiva.

Vaticano - 12 aprile 2014
Papa Francesco con le più alte rappresentanze della Chiesa Armena (Vaticano – 12.04.2015)

    Il governo Turco, che come ben sappiamo non intende riconoscere il genocidio, è evidente pressato dalla commemorazione del centenario, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni di Papa Francesco in occasione della Santa Messa nella basilica di San Pietro concelebrata domenica 12 aprile con la prima persona che rappresentava gli armeni Catolikos di tutti gli armeni Karekin II, con il vescovo della chiesa cattolica Nerses Bedros XIX Tarmouni, con tante altre personalità della Chiesa Armena e con la presenza di migliaia di Armeni.      Il pontefice ha definito il massacro degli armeni come “il primo genocidio del ventesimo secolo”, il governo Turco risponde con un “parole inaccettabili” e richiama subito il suo Ambasciatore presso la Santa Sede “per consultazioni”. Quest’ultimi fatti saranno sicuramente già a conoscenza dei lettori di Sikelia, giornali e telegiornali hanno riportato queste notizie in prima pagina, i Social-Network ne amplificano la diffusione. Quello che si conosce meno è il passato, eventi nascosti per anni, difesi dal Governo Turco che ancora oggi ha “genocidio” come parola proibita, la loro legge punisce con l’arresto e la reclusione fino a tre anni chi lo nomina in pubblico, perché definita azione anti-patriottica (illustri scrittori ne furono vittime, tra cui il premio Nobel Orhan Pamuk, la scrittrice Elif Shafak e il giornalista turco-armeno Hrant Dink, direttore del settimanale turco-armeno Agos, quest’ultimo morto ammazzato nel 2007). La Francia, da sempre amica dell’Armenia, con una recente legge invece punisce chi nega il genocidio. In merito è interessante ricordare che il termine “genocidio” è stato coniato dal polacco di origine ebraica Raphael Lemkin si per descrivere l’Olocausto ma anche per far riferimento al genocidio armeno di cui l’autore ne è uno dei più rinomati studiosi.

Armin Theophil Wegner
Armin Theophil Wegner

     Per ricordare anche tutti coloro che si sono opposti alle ingiustizie ed ai crimini dell’umanità, è stato creato anche a Yerevan “Il Giardino dei Giusti”, nella stessa “Collina delle Rondini” dove domina il memoriale del Genocidio Armeno. Così come a Gerusalemme, si ricordano con l’incisione in una targa, i nomi di quei personaggi chiamati “Giusti” che hanno dedicato o purtroppo anche dato la vita in difesa degli indifesi. A Gerusalemme, in onore del popolo Ebreo, questi nomi sono circa 24.000; a Yerevan sono solo 17 ed un solo nome mi risulta esser scritto in entrambi i luoghi:
“Armin Theophil Wegner”.
Tra i numerosi documenti e testimonianze del genocidio armeno trovo appunto in prima linea la figura del giovane sottotenente tedesco in territorio Turco che, all’età di 29 anni, durante il conflitto mondiale, nonostante il rigido divieto delle autorità e gli enormi rischi, scattò centinaia di fotografie nei campi di raccolta dei deportati armeni, fornendo la più ampia documentazione fotografica del genocidio, accompagnandola con annotazioni, appunti e lettere. Scrisse alla madre delle ingiustizie viste ed una di queste lettere fu intercettata dalla censura tedesca che lo declassarono inviandolo tra gli ammalati di colera di Baghdad dove si ammalò ma non morì. Guarito fu indirizzato a Costantinopoli e comunque riuscise a nascondere con se alcuni rullini fotografici ed appunti. L’esperienza vissuta non fermò il suo animo di pace. Nel 1916 obbligato a rientrare in Germania, continuò una strenua azione di denuncia, lottando per render giustizia al popolo armeno. Nel 1919 scrisse al presidente americano Wilson chiedendo una patria per gli Armeni:

Foto Wegner
Foto di Armin Theophil Wegner. (Siria 1915)

      «A nessun popolo della Terra è mai toccata un’ingiustizia quale quella toccata agli armeni. Quando il governo turco nella primavera del 1915 passò all’esecuzione del suo inconcepibile piano di sterminio ed eliminazione di due milioni di armeni dalla faccia della Terra, le mani dei loro fratelli europei di Francia, Inghilterra e Germania erano bagnate dal sangue che essi avevano versato a fiumi, e nessuno aveva impedito ai truci dittatori della Turchia di portare a termine le loro atroci torture (…). Così hanno cacciato un popolo intero, uomini, donne, vecchi, bambini, madri in attesa, lattanti, nel deserto arabico con l’unico obiettivo di farli morire di fame. I loro uomini sono stati massacrati in massa, gettati nei fiumi incatenati e legati gli uni agli altri con corde e catene, fatti rotolare giù dalle montagne con le membra legate, le loro donne e i bambini venduti sui pubblici mercati, vecchi e ragazzi spinti a bastonate mortali sulle strade ai lavori forzati. Non contenti di essersi così sporcate le mani per sempre con questi delitti, si continuò a dare la caccia a questo popolo, privato dei suoi capi e dei suoi portavoce, cacciandolo dalle città a ogni ora del giorno e della notte. Gli armeni furono strappati mezzi nudi dai letti, i villaggi furono bruciati, le case saccheggiate, le chiese distrutte o trasformate in moschee, il bestiame rubato; si tolse loro l’asino e il carro, si strappò il pane dalle mani, i bambini dalle braccia, l’oro dai capelli e dalla bocca» … «Funzionari, ufficiali, soldati e pastori, gareggiando nel loro selvaggio delirio di sangue, trascinavano fuori dalle scuole ragazze orfane per il loro bestiale piacere, picchiavano con randelli donne incinte o morenti fino a che cadevano sulla strada e morivano e la polvere sotto di loro si trasformava in melma sanguinolenta.

Foto Wegner
Foto di Armin Theophil Wegner. (Siria 1915)

     Viaggiatori che percorrevano quelle strade distoglievano gli occhi terrorizzati da queste colonne di deportati sottoposti a diaboliche atrocità, per poi trovare, nelle locande dove alloggiavano, neonati nel letame dei cortili e vie ricoperte di mani mozzate di ragazzi che avevano osato alzarle implorando pietà dai loro aguzzini». «Morirono tutte le morti della terra, le morti di tutti i secoli. Ho visto persone impazzite che mangiavano i propri escrementi, donne che cuocevano il corpo dei loro bambini appena nati, ragazze che sezionavano il corpo ancora caldo delle loro madri per cercare nell’intestino dei morti l’oro ingoiato per timore dei rapaci gendarmi. Molti giacevano in caravanserragli diroccati in mezzo a mucchi di cadaveri semiputrefatti, indifferenti e aspettavano la morte».

     Successivamente scrisse libri e testi conquistando popolarità in Germania e in Unione Sovietica. Nel 1933 non si fermò nemmeno davanti ad Hitler, al quale scrisse apertamente una lettera appena capì che anche per il popolo ebreo c’era in vista un nuovo genocidio; …lo scongiurò di rinunciare alla persecuzione contro gli ebrei:

      «Nelle loro migrazioni di secoli, cacciati dalla Spagna, rifiutati dalla Francia, la Germania da un millennio ha offerto ospitalità a questo grande infelice popolo. (…) La Germania, una Germania smembrata che lottava in mezzo a molti nemici, ubbidì alla dottrina della sua libertà quando offrì rifugio al perseguitato. Ed ora, ciò che è stato fatto in un millennio deve essere annullato per sempre?». «Abbiamo accettato in guerra il sacrificio di sangue di dodicimila ebrei, e ora possiamo – se abbiamo un minimo di equità nel cuore – togliere ai loro genitori, figli, fratelli, nipoti, alle loro donne e sorelle ciò che si sono meritati nel corso di generazioni, il diritto a una patria e a un focolare? Quale sventura è questa per coloro che hanno amato più di se stessi il Paese che li ha accolti! Signor Cancelliere del Reich, non si tratta solo del destino dei nostri fratelli ebrei. Si tratta del destino della Germania! In nome del popolo per il quale ho il diritto non meno che il dovere di parlare, così come qualsiasi altro che viene dal suo sangue, come tedesco a cui non è stato dato il dono della parola per rendersi complice col silenzio quando il suo cuore freme di sdegno, mi rivolgo a Lei: Fermate tutto questo! (…) La vergogna e la sciagura che a causa di ciò si abbatterà sulla Germania non saranno dimenticate per lungo tempo! Infatti, su chi cadrà un giorno lo stesso colpo che ora si vuole assestare agli ebrei se non su noi stessi?». «Io contesto questa folle credenza che tutto il male del mondo provenga dagli ebrei, la contesto con il diritto, con le dimostrazioni, con la voce dei secoli e se io ora indirizzo a Lei queste parole ciò avviene perché non mi riesce di essere ascoltato per nessun’altra via. Non come amico degli ebrei ma come amico dei tedeschi».

Wegner a Yerevan
Armin Wegner nel 1968 a Yerevan davanti al fuoco perpetuo del monumento al genocidio degli armeni

    Come risposta fu arrestato, imprigionato ed un anno dopo esiliato. Visse in Inghilterra, in Palestina ed infine in Italia. Nel 1968 Wegner si reca a Yerevan, davanti al fuoco perpetuo del monumento al genocidio degli armeni (vedi Foto).            Ritornando in Italia, dove visse per quasi 40 anni, continuò a scrivere e portare testimonianze. Morì a Roma nel 1978. Parte delle sue ceneri sono state in seguito portate in Armenia per essere onorate con un Funerale di Stato postumo presso il Fuoco Perpetuo del Memoriale del Genocidio Armeno.
Il nome di Armin Theophil Wegner è presente anche nel “Giardino dei Giusti di tutto il Mondo” realizzato a Milano (Parco Monte Stella) inaugurato nel 2003. Il Memoriale ai difensori dei genocidi è il 4° nel mondo dopo quello di Gerusalemme, Yerevan e Sarajevo; in occasione dell’Expo sarà rinnovato e lasciato ad ingresso gratuito.
Senza la presenza di uomini di questo calibro, la storia sarebbe scritta in parte e innocenti morti invano senza memoria.

      La memoria è invece indubbiamente viva nella Chiesa Armena che nella giornata di ieri, giovedì 23 aprile, ha celebrato la canonizzazione numericamente più grande della storia, dichiarando Sante tutte le vittime del Genocidio Armeno, 1.500.000 persone. La cerimonia è stata celebrata dal Capo della Chiesa apostolica armena, Karekin II a Etchmiadzin (20km dalla capitale Yerevan) davanti un edificio del IV secolo cosiderato come la cattedrale cristiana piu’ antica al mondo. Suggestivo il suono delle campane all’orario armeno 19.15 , in riferimento all’anno del genocidio, (17.15 in Italia) di tutte le chiese della Repubblica Armena ed anche, con il rispettivo fuso, in molte chiese cristiane diffuse nel mondo.
Nella giornata di oggi innumerevoli sono le commemorazioni al centenario.

Monumento Genocidio Yerevan
Esterno del Monumento del Genocidio degli Armeni a Yerevan (La collina delle Rondini)
Monumento Genocidio Yerevan
Interno del Monumento del Genocidio degli Armeni a Yerevan (Il Fuoco Perpetuo)

    Oggi, venerdì 24 aprile 2015, a Yerevan (capitale della Repubblica Armena), parteciperanno alla cerimonia presso il Monumento del genocidio degli armeni, delegazioni di oltre 60 Paesi, tra i capi di Stato e di Governo Vladimir Putin e François Hollande. Il minuto di silenzio sarà interrotto solo da 100 campane.

    Notizie discordanze sull’entità delle commemorazioni in Turchia dove la comunità turco-armena organizzerà il raccoglimento in piazza Taksim; il problema prncipale sono i testi ed i comunicati che verranno letti e diffusi. Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha dichiarato questa settimana che il Paese “condividerà il dolore” degli armeni ma rifiutando nuovamente di usare la parola “genocidio” per descrivere quanto accaduto un secolo fa.
“Ridurre tutto a una sola parola e addossare ogni responsabilità alla sola Turchia è una cosa problematica, sia dal punto di vista legale che etico”, ha detto Davutoglu. Che ha ad ogni modo riconosciuto, non per la prima volta, l’esistenza delle deportazioni. “Noi ricordiamo con rispetto, ancora una volta, e condividiamo il dolore dei figli e nipoti degli armeni ottomani che hanno perso la vita nelle deportazioni del 1915”.

con Archimandrite Tovma Khachatryan    Il popolo Armeno non potrà mai dimenticare quei tristi eventi, tutto quel dolore è placato dalla Fede, di questo ne sono ancor più convinto dopo aver di recente conosciuto un umile prete armeno nella città di Milano che si offre ad un incontro di persona con una disponibilità straordinariamente gradevole ed imbarazzante nello stesso tempo. Per quanto umile è evidente in lui una grande forza interiore. Dentro quella figura modesta c’è Archimandrita Tovma Khachatryan, Responsabile della Chiesa Armena Apostolica d’Italia, Vicario Generale del Delegato Pontificio della Chiesa Armena Apostolica dell’Europa Occidentale e Membro della congregazione della Santa Sede di Etchmiadzin /Catolicosato di Tutti Gli Armeni. Condivido con lui il ricordo del genocidio ed in sua risposta ricevo il seguente testo:

Archimandrite Tovma Khachatryan
Archimandrite Tovma Khachatryan

“Il martirio delle vittime innocenti e indifese davanti al carnefice, l’annientamento di un intero popolo, venne denunciato con energia dal Papa Benedetto XV e dalle autorità occidentali di allora, ma ciò non impedì ai perpetratori, di portare a termine l’opera iniziata. Quest’atto vergognoso offensivo verso la dignità umana e verso Dio, questa macchia per l’intera famiglia umana, viene a tutt’oggi negata dai discendenti dei perpetratori e dai loro amici, taluni dei quali si ergono persino a paladini della GIUSTIZIA e della DEMOCRAZIA nel mondo! I timori e i silenzi di certi governi, dettati da motivi di opportunità economica danno la misura del degrado intellettuale e morale che si è insinuato nei vertici occidentali. Tutti coloro che sono posti a capo delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali dovrebbero opporsi con fermezza al negazionismo, senza cedere ad ambiguità e compromessi. Noi apprezziamo e siamo riconoscenti a quei paesi e a quelle istituzioni che senza subire pressioni, ricatti e minacce, con il solo intento di dare il giusto valore alle parole: “dignità umana”, con coraggio e senso della verità storica, si impegnano nel riconoscimento del Genocidio degli Armeni, per dare finalmente una giustizia a quel milione e mezzo di morti senza sepoltura. E perché sia di monito per ciò che potrebbe succedere ancora e molto facilmente, quando il crimine rimane impunito. Le forti parole di Sua Santità Papa Francesco, che ha ricordato al mondo il Genocidio degli Armeni, sono al tempo stesso la ferma volontà di dare voce alle nostre sorelle e fratelli che vengono decimati, oggi, per mano di feroci fanatici e richiamare il mondo ad opporsi a tali efferati crimini con ferma responsabilità, cosa che non fece allora. La vocazione cristiana, risalente al 301, l’anno della conversione al cristianesimo dell’Armenia che fu la prima nazione ad abbracciare il cristianesimo come religione di stato, ne segnò il destino: nella sua cultura, nella sua arte, nella sua storia. 

Archimandrite Tovma Khachatryan con Papa Francesco
Archimandrite Tovma Khachatryan con Papa Francesco

La fede ha sorretto anche cento anni fa il popolo armeno: nella disperazione e nella morte delle vittime, e nella vita dei sopravvissuti, infondendo coraggio, forza, resistenza, determinazione nel non cedere, nel non disperdersi, nel non abbandonare la propria identità, i propri valori; nel rinascere ancora più forti, ancora più pieni di vita, ancora più capaci di creare bellezza, a conservare la propria cultura; non rassegnati, a combattere per far valere la GIUSTIZIA, per NON DIMENTICARE, per rispetto alla sofferenza di quei morti e PERCHE’ NON SUCCEDA MAI PIU’! Il 23 aprile, nella Santa Sede di Etchmiadzin, con una cerimonia profondamente sentita da tutto il popolo armeno, il Catolikos di tutti gli Armeni Sua Santità Karekin II, con una decisione senza precedenti, ha canonizzato tutti i martiri armeni del genocidio che sono sepolti nei Cieli”.

Mappa Genocidio Armeno

     Armenia,
Paese che per primo adotta ufficialmente il Cristianesimo nel 301 a.C.;
Paese che ha perso gran parte della sua terra e con questa il suo amato simbolo “Ararat”, monte che con i suoi 5137m di altezza è in territorio Turco e che la Bibbia vuole sia custode dell’Arca di Noè (nome Ararat che in lingua Armena significa “Creazione di Dio” o “Luogo creato da Dio” e che in lingua turca significa “montagna del dolore”);
Paese che conta circa 3.000.000 di abitanti ma che ne conta altri 8.000.000 sparsi per il mondo;
Paese che ama la cultura e che ha un particolare rispetto per i libri;
Paese che con l’intento di creare una società migliore, rispettare regole e sviluppare strategie, è il primo stato del mondo a introdurre lo studio e il gioco degli scacchi come disciplina scolastica obbligatoria in tutte le scuole;
Paese natale di Charles Aznavour, ma anche dei System of a Down e di Cher;
Paese dalla sua particolare forma geografica con il suo profilo di donna che guarda verso l’occidente;
Paese che mi ricorda il mio Paese, la Sicilia, per dimensioni, per tradizioni e per il forte legame alla famiglia;
Paese che oggi riceve le attenzioni di tutto il mondo;
Paese di Gayane, mia adorabile moglie.
Yerevan ed il monte Ararat
La capitale Yerevan ed il monte Ararat

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